di Luigi Orfeo
con Luigi Orfeo, Silvia Laniado e Riccardo D’angelo
Questo spettacolo inizia come una commedia brillante, diventa opera barocca e si conclude come dramma moderno.
In scena tre personaggi: un esperto d’opera senza cellulare, una cantante lirica con l’indole clownesca, un pianista a cui in Russia hanno mozzato la lingua.
Serata di gala in un teatro di provincia, stasera si canta l’opera, con ensemble musicale e cantanti di grido.
Ma siamo in guerra e quindi si fa di necessità virtù.
Ma qual è la necessità e quale la virtù?
Al buio delle candele si celebra un ultimo rito d’addio al teatro e all’opera:
tragicomico come tutti gli addii che sanno di esser tali.
Poi d’improvviso l’incanto, il sogno di rifugiarsi nel teatro come in un bunker antiatomico e, attendendo la pace, recitare, insieme, tutte le opere.
Sarebbe bello, ma non si può.
Questo luogo è inutile,
il teatro va sgomberato,
ordine esecutivo immediato:
3,2,1… agenti, sfondate le porte!
Il teatro è inutile. Non è utile nelle emergenze, nelle crisi, nelle guerre. Non sono utili le persone che vi lavorano.
A meno che non si destinino ad altri impieghi, per esempio al fronte.
Sì, al fronte.














