la newsletters d’esempio 2021-03-29T20:19:32+00:00

È primavera

siamo sopravvissuti ad un altro inverno,

nell’aria c’è uno strano senso di deja vù

e questa è la newsletter di Casa Fools,

scritta con amore per te.

Marie Louise Élisabeth Vigée-Lebrun, ritratto di Jeanne De Valois – De La Motte


Ma la sentite quest’aria

 Quanto l’abbiamo aspettata!

                             E questo sole?

C’è una promessa di felicità nella primaveraillogica quanto ancestrale.

Quella sensazione di scampato pericolo, di non dover mai più gemere per i piedi freddi, di potersi togliere qualcosa di dosso, magari la maglia intima di caldo cotone che è utilissima ma effettivamente poco sensuale.

Primavera è

“mo quasi quasi mi rimetto in forma”,

tolgo il piumone? No ancora non mi fido”,

“Uh che caldo, uh che freddo”,

“in due ore asciugo una lavatrice!”.

Per te, cos’è Primavera?

Dai, al bando la pigrizia, scrivicelo!

Botticelli – Primavera


Per noi primavera è quando rincasi la sera e l’aria ha un odore diverso.

È un albero che davi per spacciato, morto, secco…e invece adesso guarda:

è pieno di gemme!

Primavera è

l’aria che ha profumo di ammorbidente

Primavera è 

il cavolo che lascia spazio agli asparagi!

Fermarsi su una panchina alle cinque di pomeriggio senza rischiare l’ibernazione.

Aprire le finestre perchè

fuori fa più caldo che dentro”.

Primavera è

uscire al mattino presto senza congelare

almeno non completamente!

Ecco, uscire al mattino presto…

                                                 più o meno

Alcuni,

          non tutti,

                        chi si,

                                 chi no.

Primavera è

ricordare che l’altra primavera

                       è stato un vero casino.

Alla fine esci.

Vai al mercato di Porta Palazzo e c’è di nuovo una fila interminabile per entrare, 

pochi banchi, solo cibo.

Idem al supermercato.

Tutti in dad.

   Tutti in smart.

         Tutti in casa.

                      Deja vu.

Ma non c’è più la corsa al lievito.

Nessun canto dai balconi.

Abbiamo capito che non è così che andrà tutto bene. 

Maria Maddalena come la Melanconia di Artemisia Gentileschi


Come fare a godersi la primavera senza che questa ci ricordi puntualmente che è passato un anno e stiamo messi quasi peggio di prima?

Il peggio non è tanto per la situazione sanitaria, che comunque a distanza di un anno non sembra ancora fronteggiata a dovere, ma per lo sconforto che alberga nei cuori tristi.

E solitari.

Come si fa?

Un modo c’è.

Non è pienamente risolutivo eh, ma funziona, crea ottime difese immunitarie nel cervello, tonifica la pelle, rassoda i glutei, rischiara il viso.

Volete sapere qual è questo rimedio?

PARLARE D’ALTRO.

Ciò di cui non parliamo, piano piano esce dal nostro linguaggio, si allontana dai pensieri, si perde nella nebbia, se lo mangia il Nulla della Storia Infinita.

Siamo incompetenti su tantissimi argomenti,

perché ostinarci a parlare sempre dello stesso?

Ogni incontro, anche fortuito, ormai ha già la conversazione avviata da sola, i mantra sono più o meno sempre gli stessi: 

chi da consigli, chi opinioni sulla gestione, sui vaccini, sui virologi, su Conti, Draghi e Figliuoli

Poi c’è la schiera dei “risvegliati” che hanno capito tutto, gli increduli, i rassegnati, gli arrabbiati, novax, si vax, boh vax.

Poi ci sono quelli che “prima il lavoro”! no “prima la scuola”! no “gli anziani”! e “i giovani”?

i bambini! qualcuno pensi ai bambini!”.

“I bambini! Qualcuno vuole per favore pensare ai bambini?” The Simpson


Ci si lamenta su Zoom, su Whatsapp, su Meet, su Webex, su Fb, IG, TW,TK, Ves, Tas e Glicemia.

Questo fiume in piena, questa infodemia continua, questa serie di parole chiaveche ci risuonano nel cervello hanno monopolizzato i discorsi.

I pensieri altri sono diventati meno:

meno condivisi,

       meno affrontati,

              meno importanti.

Pensare ci aiuta a parlare e parlare fa crescere il pensiero.

Prima tu di che parlavi?

Non te lo ricordi, eh?

Parlare d’altro, che non significa sminuire la situazione attuale, tanto è impossibilesminuirla, ci circonda come il cellophane che chiude la carne nel banco frigo.

Parlare d’altro significa rispolverare pensieri, credenze, atteggiamenti, piaceri, inclinazioni.

E allora pulisci le conversazioni, 

rifiutati di contribuire alla pandemia delle paranoie, 

accetta di parlare di qualunque altra cosa, 

introduci argomenti futili, interessanti, assurdi ma cambia la rotta del pensiero. 

Il Nulla è lì, lo vedi?

Gmork parla ad Atreju del Nulla, La Storia Infinita


Di quel che non si parla più non importa più, recupera allora quel che ti importa.

Cosa ti importava prima?

Te lo ricordi?

No?

Neanche noi, all’inizio, ce lo ricordavamo.

Poi ci siamo messi a pensare, a parlare, ed abbiamo capito che possiamo darti una mano.

Ecco a te un elenco di argomenti possibili, confidiamo che tu ne abbia altrettanti e che possa condividerli con noi.

Attenzione a non scoraggiarsi subito, che all’inizio ci vuole un poco di coraggio.

Parla dei tuoi sentimenti: della tua paura o della tua solitudine, della gratitudine e della speranza.

Parla con i tuoi familiari, di sangue e di vita. 

Spegni il tg all’ora di pranzo e comunica le tue preoccupazioni, i tuoi amori o la tua mancanza di soldi!

Sparecchia la tavola ingombra di cibo e pc e metti al centro i fiori della tua fragilità, o dei tuoi sogni. 

Sogni? Ce la fai ancora a Sognare? 

Condividi con chi ami le ferite, l’amore col dolore si rafforza e potrebbe venir fuori che non sei l’unica persona a sentirsi così. 

Ma non dare la colpa alla situazione esterna, rischieresti di tornare a parlare delle stesse cose.

Parla di come ti sei innamorata/o la prima volta.

Parla di musica! chi hai scoperto in questo periodo?

Una ricetta che ti è riuscita bene ce l’hai?

Parla di quella volta in cui da bambina hai trovato un tesoro.

Parla di come ti senti quando ricevi una carezza inaspettata.

Parla di come è bello essere preso per mano e sentirsi dire

non ci pensare, me ne occupo io”.

Parla di quell’odore che non sentivi da tempo, e che ti ha riportato in un modo di dolcezza e morbide memorie.

Parla dei bambini, di tutti, anche dei più dispettosi. 

Ah, soprattutto, parla con loro, e ascoltali.

Chiama una persona cara che non senti da tempo, di quelle che dici “prima o poi la chiamo” non scrivergli, chiama, così, di colpo.

Chiama e ricordatevi dei momenti passati insieme, e ridi e digli che ti manca e che gli vuoi bene.

Parla della sabbia calda sotto i piedi e che tra non molto la sentirai di nuovo.

Parla dei gusti del gelato!

Pistacchio?

        Fragola?

         Fondente?

Parla con te stesso e raccontati a voce alta quali sono i tuoi desideri, cosa vuoi cambiare nella tua vita e quali sono le cose preziose che già hai. 

 
Se mancano gli argomenti, perchè troppo a lungo la testa ha pensato solo ai problemi, lasciati stimolare da quel che ti scriviamo.

Se pensi che questa newsletter sia un utile strumento di stimolo, contro l’atrofizzazione, condividilo come faresti con l’ibuprofene con qualcuno che ha mal di testa. 

Giragli queste lettere, invitalo ad iscriversi a questa chiacchierata intima e piena d’amore. Può iscriversi QUI è rapidissimo ed indolore.

Non salviamoci da soli, proviamo a salvarci tutti.

Potrebbe non essere possibile, ma solo tentando l’impossibile potremo vedere il domani.

Vi abbracciamo uno ad uno

Alice, Luigi, Roberta, Stefano e Paola